👉Al coordinamento per il Sì al referendum sulla giustizia costituito dall’Organismo Congressuale Forense con le associazioni forensi (Unione Nazionale delle Camere Civili, Unione delle Camere Penali Italiane, AIGA, ANAI, Movimento Forense, UIF) aderisce attivamente NomoS Movimento Forense.
📣 Avv. Argia Di Donato, Presidente NomoS Movimento Forense: “NomoS Movimento Forense, associazione forense partenopea, aderisce al Coordinamento delle Associazioni forensi promosso dall’Organismo Congressuale Forense, esprimendo il proprio sostegno alla campagna referendaria per il Sì alla separazione delle carriere. L’adesione nasce dalla convinzione che la separazione delle carriere costituisca un passaggio decisivo per la qualità della giurisdizione e per il consolidamento di un processo penale realmente ispirato ai principi costituzionali di equilibrio, imparzialità e garanzia. Per NomoS Movimento Forense, la riforma non riguarda l’identità o il ruolo delle singole funzioni, ma il modello di giustizia che si intende offrire ai cittadini: un modello nel quale l’accusa e la difesa operano su piani distinti e il giudice possa esercitare la propria funzione in una posizione di effettiva terzietà, percepibile e concreta. Il referendum rappresenta, dunque, una scelta di sistema, che incide sull’assetto delle garanzie e sulla credibilità della giurisdizione nello Stato di diritto, rafforzando la fiducia del cittadino nel processo come luogo di tutela e non di squilibrio. In questa prospettiva, NomoS Movimento Forense ritiene coerente e doveroso contribuire, attraverso l’adesione al Coordinamento, a un confronto pubblico consapevole e responsabile su una riforma che interpella il futuro della giustizia e dell’Avvocatura”.
NOMOΣ Movimento Forense nella persona del Presidente Avv. Argia di Donato esprime sconcerto e ferma condanna per le dichiarazioni recentemente diffuse attraverso i social media da parte di un parlamentare, noto per esternazioni dai toni urlati e privi di adeguato contenuto istituzionale.
Nel corso di un alterco con un avvocato, il parlamentare ha sostenuto che gli avvocati costituirebbero “una pessima categoria”, arrivando ad affermare che sarebbero più delinquenti dei propri clienti, con riferimento al termine “camorristi”.
Tali affermazioni, ampiamente rilanciate sui principali canali social, si caratterizzano per un linguaggio aggressivo e gravemente lesivo della dignità professionale. L’uso della violenza verbale, unito alla totale assenza di basi giuridiche, rivela un allarmante grado di ignoranza rispetto ai principi fondamentali dell’ordinamento.
La Costituzione italiana riconosce espressamente il ruolo dell’avvocatura come presidio di legalità:
– l’art. 24 Cost. garantisce il diritto inviolabile di difesa in ogni stato e grado del procedimento e impone che tale difesa sia effettiva;
– l’art. 111 Cost. sancisce i principi del giusto processo, che non possono realizzarsi in assenza di una difesa tecnica qualificata;
– la legge professionale forense (L. 247/2012, artt. 1 e 3) ribadisce la funzione sociale dell’avvocato, quale soggetto che contribuisce alla tutela dei diritti, alla garanzia del contraddittorio e alla realizzazione della giurisdizione.
Affermare che “l’avvocato stia dalla parte del delinquente” significa negare, in pochi secondi di rabbia social, secoli di evoluzione giuridica e costituzionale che hanno costruito lo Stato di diritto.
L’avvocato non difende il reato, ma la persona e le garanzie che tutelano ogni cittadino contro l’arbitrio.
Avv. Argia di Donato
«Mi sento offesa come cittadina prima ancora che come giurista – dichiara la Presidente –. Un rappresentante delle istituzioni ha il dovere di utilizzare toni decorosi e competenti, e non di alimentare gogne mediatiche che minano diritti fondamentali, offuscano il dibattito pubblico e danneggiano la fiducia nella giustizia.»
NOMOΣ Movimento Forense auspica che tutte le rappresentanze dell’avvocatura intervengano con la necessaria fermezza per ripristinare il rispetto dovuto alla professione forense e per riaffermare il valore costituzionale del ruolo dell’avvocato come garante delle libertà e della legalità democratica.
Gli avvocati di NomoΣ Movimento Forense partecipano mercoledì, 20 marzo, a partire dalle h. 10:00 all’evento “La Donna Terra Madre” iniziativa organizzata presso il Parco Ventaglieri in via Avellino a Tarsia (Napoli) dalla Consulta delle Associazioni, delle Organizzazioni di Volontariato e degli ETS della Municipalità 2.
Un incontro partecipato aperto a tutti che porta il suo messaggio nel parco Ventaglieri per declinare e sollecitare riflessioni, sotto varie forme, contesti e modi diversi, intorno al tempo di cambiare, comprendere, vivere la relazione Donna Terra Madre.
L’intervento della nostra associazione sarà “Ambiente: la frontiera di una nuova alleanza” a cura di Argia di Donato.
L’evento è incluso nel calendario del “Marzo Donna 2024 – La donna e il tempo di cambiare” del Comune di Napoli.
Il Tribunale di Napoli, in funzione di G.L., con la sentenza 7241 dell’8/11/2018 ha rigettato il ricorso dell’Avv. Di Donato con il quale si contestava la nullità della cartella di pagamento inviatale da Cassa Forense nonché la nullità della notifica stessa, ritenendo altresì insussistenti gli eccepiti vizi di legittimità costituzionale dell’articolo 21, commi 8 e 9, della Legge n. 247 del 2012 (e del relativo Regolamento di attuazione) con il quale è stata disposta la cancellazione dall’Albo degli Avvocati che non raggiungano determinati livelli reddituali. La sentenza, ça va san dire, è stata già impugnata innanzi alla Corte di Appello atteso che il giudice non solo si è illegittimamente sostituito alle parti resistenti (Cassa Forense ed Equitalia Servizi di riscossione SpA) nel contestare le pretese di parte ricorrente ma ha omesso di valutare le questioni di legittimità costituzionale sollevate, asserendo di aderire – del tutto acriticamente – alla sentenza del Tribunale di Roma n. 11383/2017.
«La sentenza risponde ad esigenze di natura politica, Cassa Forense è un colosso: sapevamo che avremo avuto difficoltà a vincere la prima battaglia. In cuor mio confidavo nel Giudice, speravo che la questione fosse sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale – afferma l’avv. Argia di Donato – La “questione della Previdenza” è solo uno degli aspetti controversi del nostro “mondo” in grande trasformazione. I problemi dell’Avvocatura sono molti e non tutti risolvibili nel breve periodo. Ma noi crediamo al principio che abbiamo portato in aula, perché è giusto, perciò sacrosanto. Ho chiesto ai colleghi di tutta Italia di aderire alla nostra battaglia ma siamo ancora pochissimi. Una goccia nell’oceano. Ad ogni modo, noi combattiamo e continueremo a farlo.»
L’Avv. Alfonso Emiliano Buoniuto
«Pare opportuno svolgere alcune considerazioni sulla vicenda in questione – afferma l’avv. Alfonso Emiliano Buonaiuto, procuratore della Di Donato – Che alcun ausilio alla nostra battaglia sarebbe venuto da parte degli organi rappresentativi dell’Avvocatura Italiana lo avevamo dato per scontato: ormai il C.N.F. ed i locali Consigli dell’Ordine perseguono interessi del tutto avulsi da quelli degli avvocati che pur dovrebbero rappresentare. C’è solo da auspicare l’abolizione di questi organismi la cui utilità, ormai, risulta prossima allo zero. Maggiori speranze riponevamo nella Magistratura, credendo fideisticamente nell’esistenza di un “giudice a Berlino”. Ma ci siamo sbagliati. Ed invero gli organi istituzionali e rappresentativi della magistratura, C.S.M. e A.N.M. – come i recenti fatti di cronaca hanno confermato – benché da anni si siano (auto) proclamati difensori della Costituzione, usano la stessa come strumento di lotta nei confronti dei loro nemici politici, violandola impunemente ove necessario ai loro scopi di parte. «Emblematica di ciò la pantomima – ad usare un eufemismo – posta in essere alcuni anni fa dai rappresentanti della Magistratura nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, presentatisi nei vari Tribunali brandendo il testo della Costituzione a mò di clava – prosegue l’avv. Buonaiuto – Qualcuno, magari, dovrebbe suggerire loro di leggerla, la Costituzione… Perché se la leggessero, si renderebbero conto che subordinare l’esercizio della professione di Avvocato al possesso di requisiti economici slegati dal reddito è un vulnus al diritto alla difesa dei cittadini garantito dall’art. 24 Cost. Dinnanzi a tale stucchevole inerzia e cecità, appare davvero paradossale la solerzia con cui la Magistratura solleva questioni di legittimità costituzionale su questioni bagatellari (es, articoli del c.d.s.) ovvero dalle forti implicazioni politiche (es, decreto “sicurezza”). A tal proposito, dato che “a pensar male si fa peccato, ma si indovina”, ci chiediamo: se la Legge n. 247/2012 fosse stata promulgata da un Governo politicamente non allineato alla Magistratura, questa sarebbe rimasta così silente dinnanzi alla evidente violazione del diritto di difesa garantito dalla Costituzione?»
La gravissima crisi economica che attanaglia la categoria degli avvocati, in specie quelli più giovani e senza santi in paradiso, è dovuta anche e soprattutto alla condotta dei magistrati che, per un verso liquidano sovente somme irrisorie in palese violazione dei Regolamenti Ministeriali in materia di compensi, per altro verso fanno durare i giudizi, anche i più semplici, lustri se non decenni. Ma forse alla Magistratura italiana piace vincere facile, senza avvocati degni di questo nome tra i piedi. Napoli, 10 giugno 2019