In data odierna è stata inviata a mezzo pec, comunicazione all’Ill.mo Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli in occasione dell’ennesimo episodio che lede il prestigio e il decoro dell’Avvocatura partenopea.


In data odierna è stata inviata a mezzo pec, comunicazione all’Ill.mo Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli in occasione dell’ennesimo episodio che lede il prestigio e il decoro dell’Avvocatura partenopea.


Ritorna “Calliope e la Cittadella della Legalità”, il progetto itinerante rivolto alla cittadinanza. Venerdì 13 aprile 2018, dalle ore 9,30 in Via Alvino (Vomero) si terrà uno degli incontri del progetto itinerante “Calliope” e la Cittadella della Legalità – Incontri e giornate di studio per la tutela e la difesa dei Cittadini, il rispetto dell’Ambiente a garanzia della Sicurezza sul territorio -, realizzato da Nomos Movimento Forense e dall’Associazione ACSSA Centro studi, in collaborazione con l’AVC NOER ed il Liceo Giuseppe Mazzini di Napoli, con il patrocinio del Comune di Napoli e delle Municipalità II° e V°.

Avv. Argia di Donato (Presidente NomoS) – Ing. Pasquale Caputo (Associazione ACSSA Centro Studi) – Avv. Emanuela Monaco (Segretario NomoS) – Castelvolturno 2014
Il progetto nasce dalla sinergia tra avvocati e volontari di protezione civile, per veicolare alla cittadinanza, e in modo particolare alle scuole, il concetto della legalità, attraverso l’affiancamento e la diffusione delle conoscenze giuridiche ai cittadini, uniti alla acquisizione di quegli strumenti atti alla percezione dei rischi con un approccio sistematico alla gestione delle emergenze e al rispetto, nonché al recupero del patrimonio storico, artistico ed architettonico della città di Napoli.
Saranno allestiti 4 gazebo, ai quali i cittadini potranno rivolgersi per ottenere dai volontari assistenza e consulenza gratuite sui temi di maggior rilievo e sulle problematiche legate al territorio.

Riguardo ai fatti occorsi in data 8 febbraio c.a. all’interno del Tribunale di Napoli (Centro Direzionale – Napoli) NomoΣ Movimento Forense evidenzia – come più volte ribadito – che il tollerare taluni comportamenti ed atteggiamenti verbali violenti ed offensivi e ben lontani dal decoro e dalla dignità che la professione ci impone, ha generato il cedimento dell’argine posto a tutela dei principi di buona educazione e di rispetto, alla base del sodalizio tra colleghi appartenenti alla stessa categoria professionale, ledendo l’immagine dell’avvocatura agli occhi della cittadinanza e minandone profondamente il prestigio ed il valore.
NomoΣ Movimento Forense invita i colleghi, le Associazioni e le Istituzioni Forensi ad un’attenta riflessione sulle modalità di comunicazione a mezzo social annesse all’episodio in questione, al fine di evitare che dello stesso si fornisca una rappresentazione strumentale e condizionata dalla vicinanza all’uno o all’altro dei soggetti coinvolti, dando adito a commenti e disquisizioni ancor più riprovevoli e condannabili.
Si auspica che gli organismi deputati alla disciplina possano sanzionare azioni di siffatta gravità con la giusta solerzia.

Andrea Rispoli
Responsabile Giovane Avvocatura – Nomos Movimento Forense
La normativa disciplinante il nostro esame di abilitazione, scolpita nella Legge di riforma della professione forense (L. 31 dicembre 2012, n. 247, intitolata “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”) è contenuta nel Capo II e negli articoli 46 e seguenti della suddetta Legge.
Nell’aprire una parentesi, non va sottaciuto che lo scrivente è tra l’altro reduce dalla tre giorni infernale dell’esame, che si è svolto per il Foro partenopeo in condizioni al di là di ogni umana concezione ed ha visto ore di attesa per poter anche e solo ricevere un banchetto per stilare il proprio elaborato e tra i tanti episodi avvenuti è da rappresentare e significare anche quello di una nascita, avvenuta il terzo giorno, evento piacevole, ma a dir poco inverosimile in tale sede.

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Napoli. Quali gli strumenti più idonei per contrastare il fenomeno della violenza di genere? Quali i linguaggi da adottare per comunicare a riguardo e nella maniera più adeguata alle nuove generazioni e quali le strategie comunicative che possano avere impatto sul modo di concepire il ruolo della donna nella società contemporanea? Questi, i temi che saranno affrontati in “Le Voci celate, Incontro – dibattito sul fenomeno della violenza di genere” che si svolgerà il giorno 30 novembre 2017, alle ore 9,30 nell’Aula Magna del Liceo A. Genovesi di Napoli, aperto alle scuole e alla cittadinanza.
L’incontro è organizzato da NomoΣ Movimento Forense in collaborazione con la II° Municipalità del Comune di Napoli. Porteranno i saluti Maria Filippone, Dirigente Scolastico del Liceo A. Genovesi, Francesco Chirico, Presidente della II Municipalità di Napoli, Genoveffa Rosaria Tramontano, Dirigente scolastico del VI I.C. Fava – Gioia e Argia di Donato, Presidente di NomoΣ Movimento Forense.
L’evento è articolato in due sessioni, “Le Voci Celate: linguaggi alternativi per contenere il fenomeno della violenza”, con gli interventi di Giuliana Covella, scrittrice e giornalista de IL Mattino, di Milena Miranda, avvocato, di Alessia Schisano, avvocato, e di Rosetta Cappelluccio, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa. Modera Emanuela Monaco, avvocato, segretario di NomoΣ Movimento Forense.
Un incontro a più voci: avvocati, giornalisti, insegnanti, psicologi ed istituzioni cittadine, per individuare le cause della violenza di genere.
“La violenza nei confronti della donna – spiega l’Avv.to Argia di Donato, Presidente di NomoΣ Movimento Forense – può essere contrastata solo con una presa di coscienza reale. La cultura e l’educazione possono aiutare i ragazzi ad avere una ‘diversa’ concezione del ruolo della donna all’interno della società contemporanea. Occorrono, pertanto, nuovi linguaggi per comunicare alle giovani generazioni”.
A questo scopo l’incontro è arricchito da performances e proiezioni artistiche: scene dal docufilm “MALAMORE” di Onofrio Brancaccio, proiezione delle fotografie della campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere #ognidonnahainseunadea, performance poetico/letteraria sul tema della violenza, dell’abuso, dell’abbandono a cura di Elena Varriale, poetessa e docente, proiezione del video “Scarpette Rosse”, proiezione del video “Rispettami!” ad opera degli alunni del IV – V pluriclasse scuola primaria – III B Scuola secondaria di I grado – Plesso Flavio Gioia – 6° I.C. Fava – Gioia (Napoli), nonché “Reading e Movimento”, a cura degli studenti del Liceo A. Genovesi con l’introduzione di Annamaria Bianco, professoressa del Liceo A.Genovesi.
La seconda sessione “Facciamo rete: associazioni a confronto”, ha per protagoniste le associazioni impegnate sul territorio. Il dibattito, condotto da Giovanna Farina, Presidente della Consulta delle Associazioni e delle Organizzazioni di Volontariato della Municipalità 2, è finalizzato alla costituzione di un tavolo permanente verso la “Costruzione della Tabula della non Violenza sulle Donne“. Intervengono le Associazioni: NomoΣ Movimento Forense (Presidente Avv. Argia di Donato), Psicologi in contatto (Presidente Dott. Salvatore Rotondi), Legambiente Parco Letterario del Vesuvio (Presidente Dott.ssa Paola Silvi), Associazione Donne Architetto (Presidente Arch. Emma Buondonno, Arch Giovanna Farina, Arch. Rossella Russo), Percorsi napoletani (Presidente Arch. Graziella Carotenuto), Maipiùviolenzainfinita (Presidente, Dott.ssa Virginia Ciaravolo), Aied Napoli (Dott.ssa. Mariaconcetta Mingiano), Onofrio Brancaccio, Regista del docufilm “Malamore”.
Comitato organizzatore: avv. Alfonso Buonaiuto, Simona Costanzo per Malamore, avv. Sonia di Palma, Antonella Liccardi (Scalzabanda), avv. Stefania Marchese, Pina Molinari (segreteria Presidente Municipalità 2), dott. Andrea F. M. Rispoli.
Rassegna Stampa:

Avv. Argia di Donato, Presidente, Avv. Emanuela Monaco, segretario.
La contribuzione previdenziale slegata dal reddito è illegittima. Non è possibile fingere di non vedere la violazione di diritti costituzionalmente garantiti. La battaglia riguarda l’intera categoria con un particolare riferimento alle migliaia di giovani avvocati dinanzi ai quali oggi c’è solo la cancellazione dall’Albo. Sarebbe utile che tutti i colleghi proponessero ricorso.
L’art. 21, commi 8 e 9, della legge n. 247 del 2012 fa discendere dall’iscrizione all’Albo degli Avvocati l’ automatica iscrizione alla Cassa Forense, con obbligo di contribuzione previdenziale indipendentemente dal reddito prodotto, in misura – cioè – non ad esso proporzionale.
La capacità reddituale di far fronte agli oneri previdenziali in tal modo imposti, diviene condizione per l’esercizio di una professione per la quale i requisiti dovrebbero essere tutt’altro che fondati sulla capacità di produrre reddito. Tale normativa falsa, altresì, la concorrenza tra liberi professionisti che dovrebbe basarsi sulla preparazione e sulla professionalità.
La palese illegittimità della normativa nonché l’ingiusta discriminazione che la stessa realizza devono essere contrastate attraverso l’esperimento dei rimedi giurisdizionali in nostro possesso.
Ad oggi sono, secondo le statistiche, ben 50.000 avvocati nei confronti dei quali i Consigli Distrettuali di Disciplina stanno avviando procedimenti disciplinari per omessi versamenti, totali o parziali, del contributo minimo obbligatorio.
Il percorso verso la riaffermazione della libertà di esercizio della professione forense impone la più estesa condivisione tra colleghi attraverso la proposizioni di ricorsi alla Autorità Giudiziaria.
NOMOΣ Movimento Forense, avendo esaminato il regolamento pubblicato il giorno 28 aprile 2017 dal Gruppo Equitalia S.p.A. e avendo ravvisato – nella predeterminazione di requisti d’accesso all’elenco di avvocati fiduciari dell’Ente – , la violazione di principi costituzionalmente garantiti,
CENSURA
lo stesso, in quanto discriminatorio e ostativo alla libera concorrenza tra professionisti.
Si riserva, pertanto, ogni più ampia azione per l’ottenimento della declaratoria di illegittimità del Regolamento e per la tutela dei diritti della classe forense e nel contempo
CHIEDE
alle Rappresentanze Istituzionali Forensi tutte, intervento immediato e fattivo.

Di seguito pubblichiamo l’intervento del dott. Andrea F.M. Rispoli, Responsabile Area Giovane Avvocatura di NomoΣ Movimento Forense, reso questa mattina in occasione del Convegno “Totem E Tabù: autonomia e subordinazione nel lavoro intellettuale. Un progetto di legge” organizzato da M.G.A. (Mobilitazione generale Avvocatura) in collaborazione con l’Associazione forense Libera Avvocatura e la CGIL, con il patrocinio del Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Napoli.
“Buongiorno a tutti, Presidente, illustri relatori, Avvocati e colleghi praticanti.
Innanzitutto mi preme ringraziarVi toto corde per l’onore concessomi di intervenire a tale sì nobile consesso e ringrazio M.G.A. tutta ed il Presidente della medesima, Cosimo Damiano Matteucci, per aver reso possibile l’iniziativa sottesa ed il presente convegno.
E’ d’uopo però che mi presenti, sono Andrea Rispoli, un praticante avvocato giunto quasi al termine della prescritta pratica forense. Sono responsabile dell’Area Giovane Avvocatura della NomoΣ Movimento Forense ed il Vicepresidente del Comitato No Riforma Forense, Comitato che da tempo ed in diversa foggia si batte per la tutela della giovane avvocatura. Abbiamo sempre sostenuto, fin dalla fondazione del nostro Comitato, la necessità di una imprescindibile tutela del lavoro da noi prestato, con la piena consapevolezza che la consuetudine contra legem che noi avversiamo, costituisca una profonda contraddizione con il dettato normativo e costituzionale alla quale bisognava quanto prima porre rimedio.
Tale nobilissima iniziativa va a sanare infatti un’evidente ed indegna situazione di fatto che priva di qualsivoglia tutela e dignità larga parte della categoria forense. Ragion per cui fin dai primordi abbiamo aderito concretamente ed in prima linea all’iniziativa, sposandola appieno e con notevole entusiasmo.
Occorrono tutele concrete che per troppo tempo sono state del tutto negate, lasciando così il destino della nostra categoria alla totale discrezionalità (rectius bontà) dei singoli titolari degli studi – dei domini – che spesso hanno approfittato della situazione agendo di certo in modo non onorevole. Lasciando in balia dei venti, senza alcun riparo ed in un totale stato di precarietà larghi strati di avvocatura.
Se mi è consentito vorrei però spendere due parole anche per i praticanti, sperando che tale progetto che ritengo giusto trovi attuazione innanzitutto nei confronti degli avvocati, venga esteso anche nei nostri confronti.
Come tutti Voi saprete la riforma della professione forense, intervenuta con legge 31 dicembre 2012 n. 247 e che pian piano sta ricevendo attuazione, ha profondamente modificato le modalità d’accesso alla medesima introducendo significative novità che di fatto hanno comportato una reformatio in pejus in totale contraddizione con quanto enunciato all’art. 1 della predetta legge, il cui sotteso spirito riformistico è stato pervertito e mirava invece ad agevolare i giovani nell’accesso alla professione.
Se consideriamo, infatti, il futuro percorso delineato dalla riforma e dai regolamenti che ne danno attuazione concreta, notiamo che ci saranno innanzitutto dei corsi di formazione obbligatori, a pagamento ed a numero chiuso, previsti dall’art. 43, che graveranno ulteriormente sulle spalle delle nuove generazioni, dopo aver sborsato fior di quattrini all’università. E’ inoltre prevista l’eliminazione della figura del praticante abilitato ad opera del co. 12 dell’art. 41 e con essa la possibilità, da sempre concessa “docendi causa”, al praticante che avesse prestato giuramento dinanzi al Presidente del Tribunale nella disciplina ante riforma (dinanzi al presidente del Coa nell’attuale), con dei limiti (di valore, di materia e di competenza) di poter patrocinare cause a lui affidate, seppur sotto il controllo del proprio dominus, riconoscendogli parzialmente lo jus postulandi sancito dall’art. 82 del c.p.c. e sostituendo tale figura con quella del praticante c.d. sostituto che è abilitato dopo sei mesi, solo a sostituire il dominus nelle sue cause, non potendo minimamente seguire i propri assistiti e senza prevedere nemmeno un compenso per tale attività di sostituzione in udienza. In modo tale che il praticante sostituto sia de facto sempre più vessato e non abbia alcuna possibilità da una parte di ricevere alcun compenso dal dominus e dall’altra perfino di apprendere e cominciare a costruire una propria clientela.
Contestualmente alle predette modifiche si assiste anche ad una complicazione delle modalità dell’esame di abilitazione.
Infine, congiuntamente a tali nuovi e maggiori oneri, derivanti da tali sfavorevoli previsioni, residua ovviamente la misera condizione alla quale sono soggetti i praticanti che spesso non riescono ad ottenere nemmeno il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio, nonostante il dettato normativo dell’art. 41 co. 11 della predetta legge e dell’art. 40 co. 2 del Codice deontologico forense, previsioni che spesso vengono interpretate a proprio piacimento dai titolari degli studi, ricevendo così scarsissima attuazione pratica e restando lettera morta.
Ed è spesso proprio questo il momento iniziale nel quale si origina quello sfruttamento che poi perdura sine die…
andando incontro, successivamente all’abilitazione, anche agli obblighi contributivi imposti ed alle sottese iniquità che ben conosciamo…
Ci è stato insegnato che il diritto dovrebbe essere interpretato in conformità a Costituzione, per cui concludo il mio intervento con la lettura della medesima, per richiamare volutamente quella che fu una precisa volontà e scelta di indirizzo politico dei nostri padri costituenti.
Tutti noi conosciamo, infatti, quali furono i tragici eventi che condussero alla nascita della nostra Carta Costituzionale ed in essa rinveniamo la profonda volontà di edificare un nuovo Stato, una nuova Società che tutelasse effettivamente il lavoro nelle sue varie forme, assurto per il tramite dell’art. 1 a presupposto fondante la nostra Repubblica, che riconoscesse e garantisse effettivamente i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, con l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale nel suo 2o articolo, che tutelasse fattivamente le fasce più deboli della società, quale ormai è divenuta la nostra, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana come previsto dall’art. 3 ed infine che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla (sua) famiglia un’esistenza libera e dignitosa, come previsto dal primo comma dell’art. 36.
Vi invito, quindi, affinché tali sacrosante enunciazioni ed i relativi convincimenti non continuino ad esser offesi e vilipesi in tal modo, a sostenere e procedere finalmente all’introduzione delle imprescindibili tutele che tale progetto prevede, rendendo effettiva Giustizia e riconoscendo così i nostri insindacabili diritti, troppo spesso calpestati, mentre noi cercavamo di combattere per far valere i diritti dei nostri assistiti senza che nessuno difendesse i nostri.”
L’Associazione NomoΣ Movimento Forense (#lavvocatocontemporaneo), impegnata sul territorio con progetti volti alla riqualificazione della figura professionale dell’avvocato e a tutela delle categorie sociali più “svantaggiate”, considerato che ogni giorno, in ogni parte del mondo, migliaia di donne e bambini continuano ad essere ancora vittime di violenza fisica, sessuale e psicologica, e ritenuto che la violenza di genere, in danno a donne e/o minori, si combatte solo con una reale presa di coscienza, attiva Vo.Ce. – La Voce Celata, l’Osservatorio per lo sviluppo e miglioramento dell’informazione sulla violenza di genere e sulla quella intra familiare, con particolare attenzione alle condizioni di donne e minori.
Oltre ad effettuare informazione alla cittadinanza sul tema e attivare iniziative concrete di sensibilizzazione, NomoΣ Movimento Forense istituisce lo Sportello delle Voci Itineranti per qualsivoglia attività divulgativa e pratica sui territori a rischio di emarginazione sociale al fine di contrastare il fenomeno della violenza e per offrire sostegno a chi non ha più voce.
Vai al Vo.Ce. – La Voce Celata
Per info e contatti scrivi al seguente indirizzo di posta elettronica:nomosmovforense@libero.it